“Accabadora” di Michela Murgia

Bonaria Urrai è l’ultima madre, colei che finisce. È l’accabadora, dallo spagnolo “acabar”, finire. Il suo è un segreto sulla bocca di tutti nel piccolo paesino sardo di Soreni, di tutti tranne che della piccola Maria che viene adottata a “fill’e anima” dall’anziana signora e che dovrà negli anni confrontarsi con un mondo adulto che fatica a comprendere.

Oggi vi parlo di Accabadora” (2009, Premio Campiello nel 2010) di Michela Murgia, un libro che che, come vi accennavo nelle storie di Instagram, ho preso in prestito spinta dalla curiosità verso lo stile di Murgia come romanziera.

Inoltre, ad attirarmi devo essere sincera sono stati anche il titolo, che per me che non sono sarda risultava totalmente oscuro, e quindi anche misterioso, e la bellissima immagine di copertina. E’ innegabile che ultimamente ci sia un revival dell’immagine della strega, connessa sicuramente anche a tematiche femministe e a un interesse verso le figure di donne non conformiste. Michela Murgia stessa ha un podcast, Morgana, in cui parla di “donne controcorrente, strane, pericolose, esagerate, stronze e a modo loro tutte diverse e difficili da collocare”. A mio parere, Accabadora si colloca a pieno titolo in questo filone di donne “incollocabili”.

Le protagoniste sono due donne: la narratrice, Maria, che quando la storia inizia ha sei anni, e Bonaria, che è invece anziana, non sposata e senza figli, una figura ambigua nel paesino sardo degli anni Cinquanta in cui è ambientata la vicenda. Bonaria cresce Maria come “fillus de anima“, figlia dell’anima (una specie di adozione informale). Nonostante all’inizio Maria non comprenda quale sia la peculiarità della figura di Bonaria (che la bambina pensa faccia di professione solo la sarta), ben presto si troverà di fronte alla verità: Bonaria è l’ultima madre, è colei che accompagna chi è in punto di morte nel suo ultimo viaggio.

La sua è, come ho già detto, una figura ambigua. Nonostante il suo status di donna non conformista (Bonaria è senza figli, vive da sola, è testarda e schietta), il villaggio la tiene in gran rispetto perché la sua opera è vista come necessaria, il suo è un gesto d’amore e pietà. Bonaria, poi, non si vede come sostituta di Dio, ma semplicemente come aiutante dell’uomo, e affronta il suo operato con umiltà e compassione.

Sei nata tu forse da sola, Maria? Sei uscita con le tue forze dal ventre di tua madre? O non sei nata con l’aiuto di qualcuno, come tutti i vivi? […] Non c’è nessun vivo che arrivi al suo giorno senza aver avuto padri e madri a ogni angolo di strada, Maria, e tu dovresti saperlo più di tutti.

I due temi chiave del romanzo sono senza dubbio la maternità e la morte. Maria nasce infatti due volte, da due madri diverse: la prima è la sua madre biologica, la seconda è la sua madre d’adozione. E questa sua seconda madre, Bonaria, è una madre che dà non solo la vita, ma anche la morte. In questo romanzo i due concetti di nascita e morte, generalmente pensati come opposti, in realtà si sovrappongono, in una visione di vita condivisa nel suo significato più vero: una vita vissuta con l’altro e grazie all’altro.

I punti di forza di questo romanzo sono due. Il primo è senza dubbio il ritmo: serrato, sostenuto, coinvolgente. Ogni avvenimento, ogni scena, ogni emozione trova il suo spazio, senza che si tralasci nulla, ma senza nemmeno avere tempi morti. D’altro canto, è un romanzo di 160 pagine in cui Murgia riassume, con grande maestria e intelligenza, dieci anni di vita di Maria e Bonaria.

Il secondo punto di forza è poi lo stile che, come speravo, non ha deluso. Michela Murgia è senza dubbio una scrittrice formidabile, capace di dare a Maria una voce piena e viva, senza comunque tralasciare i punti di vista esterni, i sentimenti corali di tutto il villaggio di Soreni.

Insomma, questa terza lettura di novembre mi è piaciuta molto e sicuramente leggerò altro di Michela Murgia se ne avrò l’occasione.

This is M signing out for now ✨

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s